Ribellione latina 4 Dicembre 2006 - 23:39
Postato da Moh in : La Vita , trackbackIn questi giorni in Venezuela è stato eletto come presidente per la terza volta Hugo Chavez; si conferma pertanto l’orientamento socialista ed antiamericano del paese.
Il Venezuela è uno dei numerosi paesi dell’America latina che hanno intrapreso una strada decisa verso l’allontanamento dall’influenza economica e politica degli USA che da sempre si è fatta sentire in quella zona del mondo, a volte anche attraverso il ricorso alla violenza. Risulta infatti assodato che gli Stati Uniti d’America in passato non hanno esitato a rovesciare capi di stato democraticamente eletti ma ritenuti ”scomodi“, come accadde con Salvador Allende in Cile destituito nel 1973 con un colpo di stato organizzato dalla CIA e sostituito dalla dittatura di Augusto Pinochet.
Se da una parte si vedono segni di una certa apertura al dialogo con gli Stati Uniti da parte di Raul Castro, presidente ad interim e fratello di un malconcio Fidel Castro leader di una dittatura storica come quella di Cuba; di contro il Venezuela di Chavez, la Bolivia di Evo Morales ed il Brasile di Lula si allontanano in modo inesorabile dal nuovo imperialismo americano.
Molto interessanti sono stati gli interventi dei presidenti Evo Morales ed Hugo Chavez al consiglio di sicurezza dell’ONU lo scorso novembre. Se il primo ha attaccato gli Stati Uniti accusandoli di voler non solo combattere il traffico di droga ma distruggere completamente una delle poche risorse economiche della Bolivia, la coltivazione di coca. Il presidente venezuelano ha invece scagliato il suo attacco direttamente contro il presidente americano George W. Bush definendolo un “ubriacone” e “il diavolo in persona“.
Niente paura, nessun pericolo per gli Stati Uniti, a parte una flessione della loro influenza in politica internazionale, certamente non si troveranno a dover fare i conti con nuovi nemici della “libertà”, con nuovi terroristi. Finora questa sacrosanta volontà di ribadire la propria indipendenza dalle ingerenze degli Stati Uniti da parte di alcuni stati dell’America latina, si è sempre manifestata in maniera civile. Con grande sollievo per gli USA, è possibile che i toni di protesta verranno notevolmente smorzati se nelle elezioni presidenziali del 2008 il successore di Bush sarà, come pare probabile, il candidato del partito democratico piuttosto che il candidato repubblicano.
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