jump to navigation

Un libro al giorno… 14 Maggio 2008 - 1:40

Postato da Moh in : Informatica, Intrattenimento, Letture , trackback

Solitamente non è mia abitudine scrivere recensioni dei libri che leggo, ma per questa volta voglio fare un’eccezione.

Il libro di cui parlerò si intitola “Alla ricerca della stupidità (20 anni di disastri hi-tech)” ed è scritto da Merrill R. Chapman (edito in Italia da Mondadori).

Per capire a grandi linee di cosa si tratta, riporto quanto scritto in quarta di copertina:

Incisivo, spiritoso, ricco di informazioni dettagliate e allo stesso tempo molto divertente, questo libro svela più di vent’anni di disastri del marketing nell’alta tecnologia. L’autore ritiene che le aziende altamente tecnologiche si disgreghino periodicamente perché sono incapaci di imparare dalle lezioni del passato e conseguentemente commettono ripetutamente gli stessi evitabili errori. Tra queste pagine troverete tutte le stupidaggini commesse fino a oggi per consentirci di andare oltre e scatenare catastrofi del tutto nuove e originali in futuro. Piangerete (o, se preferite, riderete) leggendo le prove di alcuni dei peggiori supporti e programmi di marketing mai ideati. Un libro indispensabile per chiunque desideri capire quali errori condannino le aziende al fallimento, sapere come evitare di commettere ancora gli errori del passato e non voglia assolutamente che la propria azienda figuri in un eventuale seguito dal libro.

Essenzialmente il libro prende in esame i fallimenti di grosse aziende del mondo IT, avvenuti per la maggior parte dei casi in seguito ad infelici scelte del marketing aziendale.

In quasi tutte queste circostanze l’autore è stato testimone diretto degli eventi raccontati.

Alla ricerca della stupidità (20 anni di disastri hi-tech)

Negli anni compresi tra la fine dei ‘70 e l’inizio del 2000 vengono ripercorsi i fatti che hanno condannato aziende allora floride e di primaria importanza nel mondo dell’information technology.

Scopriamo, direttamente dalla voce di un insider, i motivi del declino più o meno rapido di aziende come MicroPro e del suo elaboratore di testi WordStar, Ashton-Tate creatrice di dBase. Tra i tristi destini narrati non mancano i nomi noti come IBM ed il suo fallimentare PCJr, Novell, Borland e Microsoft.

Gli argomenti trattati nel libro sono di sicuro interesse per chi si occupa di marketing ed anche per chi ha la passione per l’informatica e soprattutto per la sua ancor breve storia.

La lettura del libro risulta tutto sommato gradevole anche se lo stile è un po’ troppo prosaico. Gli argomenti non sono mai troppo pesanti e risultano comprensibili anche per chi non ha grande dimestichezza con le materie trattate.

Poiché l’autore si è sempre occupato principalmente di economia e mercato, alcuni degli aspetti più tecnici riguardo al software e all’hardware di cui si parla nel libro non sono particolarmente accurati. Tuttavia questo dettaglio non pregiudica la godibilità dell’opera che ha come fine principale l’intrattenimento puro piuttosto che puntare ad una maniacale retrospettiva storica o un complesso manuale tecnico di economia.

La prima parte del libro dove si citano fatti avvenuti nei primi anni ‘80 è senza dubbio quella riuscita meglio. Le storie vengono raccontate con la giusta dose di ironia e nostalgia. La qualità del libro purtroppo precipita verticalmente negli ultimi capitoli quando comincia a fare capolino Internet e la bolla speculativa della new economy.

Proprio nella parte finale, quando l’autore descrive i rapidi tracolli delle net company e gli investimenti folli di quegli anni, l’analisi viene fatta in modo piuttosto piatto e superficiale, dando per scontato che tutti coloro che avevano fatto quegli investimenti, per quanto scellerati, erano semplicemente dei poveri pazzi, senza in effetti soffermarsi sulla realtà di quel periodo.

Uno dei difetti principali del libro è che spesso l’autore pecca di presunzione, facendo notare più volte come si sarebbero potuti facilmente evitare gli errori commessi di volta in volta. Peccato che nonostante questo suo senso di superiorità, pur ricoprendo cariche di responsabilità nelle aziende coinvolte, non abbia fatto nulla per incidere sul loro destino se non cercarsi un nuovo posto di lavoro prima che la nave affondasse.

Alla fine della lettura questo libro lascerà i lettori spiazzati ed in parte delusi.

Chi lo aveva avvicinato invogliato dal tema del marketing ne rimarrà deluso poiché in pratica non si riesce ad imparare nessuna lezione dalle esperienze descritte in questo libro, se non quella che in alcuni casi farebbe comodo avere una macchina del tempo per correggere gli errori del passato.

Chi lo ha scelto per l’aspetto storico/informatico non riuscirà a saziare pienamente la propria fame di conoscenza e, se non l’ha ancora fatto, farebbe bene a passare alla lettura di libri più completi come ad esempio “Come era verde Silicon Valley” di Paul Freiberger e Swaine Michael (edito in Italia da Muzzio) libro che purtroppo è fuori catalogo ed introvabile.

Altri post consigliati:

Commenti»

ancora nessun commento - vuoi essere il primo?


I commenti supportano i Gravatar. Il linguaggio scurrile verrà moderato automaticamente.